martedì 28 maggio 2013

Perché mi è venuto il cancro? Parte II



Ieri ci siamo ritrovate per l'ultimo incontro di psicodramma. Riprenderemo a settembre. 
Questa esperienza dello psicodramma, vi ho già detto, mi è stata di grande aiuto.
Innanzitutto, è stato importante dimostrare a me stessa di essere in grado di prendermi cura di me, dedicandomi del tempo. E poi, grazie alla guida e allo spessore umano e culturale di Marta, la nostra psicoterapeuta, sto ritrovando la mia filosofia di vita, che indosso come fosse una bellissima collana di perline: ogni perlina rappresenta un piccolo passo verso la consapevolezza.

Mancano ancora perline a questa collana? 

Che ne manchino ancora non c'è dubbio. Anche se devo dire che sono abbastanza soddisfatta di me e del grado di consapevolezza che ho raggiunto in questi faticosi quarant'anni. Sarebbe proprio un peccato che, capite tutte queste belle cose preziose sulla vita, io debba uscire di scena proprio ora, no? :-) 

Detto questo, quali mancano?

Lo psicodramma mi sta facendo riflettere sul legame tra la malattia e il disagio interiore. Mi spiego: Marta crede profondamente che esista una relazione tra il cancro e il nostro malessere interiore. Ed io sono abbastanza d'accordo con lei. Nel senso che, in cuor mio, a livello di sensazione, ho sempre pensato, che i dolori della mia vita (che sono stati tanti, troppi), prima o poi avrebbero bussato alla porta sotto forma di malattia.

Detto questo, nel mio caso, però, la malattia è arrivata in uno dei momenti più belli della mia vita, cioè subito dopo la maternità. Quindi, alla domanda "perché ora?", io non so dare una risposta che mi soddisfi.
E a questa riflessione sulla asincronia del cancro rispetto ai miei disagi interiori, aggancio una ulteriore riflessione. Può un disagio interiore, da solo, provocare il cancro? Può un grosso lutto provocare il cancro? Possono uno o tanti dolori della vita provocare un cancro? 
E se la risposta fosse affermativa, quali sarebbero i dolori (oppure il dolore) che mi ha fatto ammalare?

Io non sono un medico ma credo fortemente che il cancro abbia una origine multifattoriale.  Cioè penso che la causa sia la somma di: predisposizione genetica, inquinamento ambientale, alimentazione e stress psico-emotivo.

Credere che il disagio interiore sia la causa unica del cancro può essere pericolosissimo. Fosse così, io oggi mi sentirei terribilmente frustrata perché la mia guarigione dipenderebbe non solo dalle cure mediche ma dalla mia capacità di autoanalisi. Perché se non capisco l'origine del disagio, potrei ammalarmi nuovamente, no?

Certo, se io credessi nel Karma, tutto avrebbe un senso e potrei quindi pensare che ciò che non capisco in questa vita, potrei capirlo in quella successiva (a tal proposito, sto leggendo alcuni libri di Daniel Meurois Givaudan). Al momento, però, la mia filosofia di vita non ha ancora fatto propria questa "visione". 
Anzi, ribadisco l'importanza di dare una informazione chiara sulle cause del cancro e su quali sono le cure ad oggi esperite. 





8 commenti:

  1. Io, come te, non so se un grosso dolore o tanti dolori uniti possano scatenare il cancro, ma ti posso dire che mi sono ammalata di cancro a 3 anni dalla morte di mio padre, per la quale ho sofferto tantissimo, che non ho elaborato, allora, e che si è ripercossa in maniera pesante sulla mia vita fino ad allora...

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    1. Quindi anche tu credi che ci sia questo legame tra la malattia e il dolore interiore... Anch'io ho avuto il cancro dopo la morte improvvisa del mio ex compagno. E c'è chi ci vede un nesso. Ma secondo te esiste un modo per affrontare i dolori della vita senza che ci facciano ammalare?

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  2. Hai scritto in maniera molto chiara di qualcosa su cui anche io rifletto da quando ho scoperto di essermi ammalata. Anche io, nel corso della mia vita, ancora giovanissima, mi chiedevo se tutto il dolore che stavo sopportando e subendo non mi avrebbe poi causato ulteriore male. Non ho risposte. E ti dorò non sono in grado neanche di verbalizzare questi dubbi più di tanto. Per questo ti sono tanto più grata di averne scritto. Anche io non credo alla convenzionale definizione occidentale di karma. Anzi. Più lavoro sulla consapevolezza attraverso la meditazione, più me ne allontano.
    Wide

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    1. Ciao Wide, scusa se rispondo solo ora....volevo risponderti con il giusto tempo a disposizione.
      Intuisco bene a cosa ti riferisci quando parli di distanza tra stato di consapevolezza e karma. Non pratico oggi la meditazione ma ho seguito un corso qualche anno fa... E' una pratica meravigliosa che ci aiuta a riallinearci con noi stessi, ora e adesso.
      E da quel che ho capito (che non è tanto), il karma è una forma di consapevolezza, che si raggiunge tramite un percorso più lungo, che dura più vite...mah...

      Cara Wide, qualche settimana fa ero in gita con un mio vecchio amico che di mestiere fa l'osteopata. E mi raccontava con certezza granitica di come molte patologie (tra cui anche il cancro) sono causate esclusivamente da un trauma emotivo. A proposito del cancro al seno, citava il famoso Hammer, (a cui martellerei qualche dito con piacere...) e le sue teorie sulla delusione da parte di un uomo come causa etc....
      Purtroppo, questo mio amico, durante le sue sedute, promuove questa sua view un po' parziale e un po' ignorante, a mio parere. Mi sono sentita molto impotente, nonostante i miei tentativi di spiegargli che potrebbe essere frustrante ricondurre tutto ad una causa emotiva. Lui mi ha risposto che almeno la causa emotiva lascia al paziente qualche speranza. So che sai che ho pensato e non gli ho detto. Ti abbraccio. Elisa

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    2. Ciao, mi chiamo Grazia e anch'io 3 anni fa ho avuto un tumore al seno. Anch'io come te e tante altre "amiche" ho intrapreso,scoperta la malattia, il viaggio verso la consapevolezza. come tutti sono in cammino e il bello ora è scoprire ogni giorno qualche nuovo tassello o perlina come
      dici tu. Finite le terapie ho sentito il bisogno di essere
      aiutata, mi sentivo fragile, non piu' la persona che ero
      prima e ho fatto un anno di sedute col Metodo Grimberg.Questo
      mi ha insegnato tante cose, soprattutto a sentire le mie
      emozioni nel corpo e non solo nella testa.Purtoppo è ancora
      molto sconosciuto. Non penso ci sia un nesso diretto tra
      dolore e malattia, altrimenti..quanti dovrebbero avere il
      cancro?!...oppure chi non ce l'ha è un insensibile?
      Il problema non è nel dolore in sè, che fa parte della
      vita di ognuno chi più chi meno ma nella sua accettazione.
      Il dolore va accolto,accettato, e vissuto poi....
      posso superarlo e lasciarlo dietro di me. Se lo nego invece
      continuerà a stare dentro di me e potrà trasformarsi in
      malattia. Sicuramente ci devono essere anche altre concause
      come spiega benissimo il libro di David Servan: Oltreilcancro. Scusa se mi sono dilungata tanto ma è una riflessione
      difficile. Spero ti possa essere utile per considerare la
      cosa da una angolatura ancora diversa...intanto ti abbraccio

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    3. sempre io, grazia, il libro di David Servan si intitola
      Anticancro. Nel commento sopra ho sbagliato.

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  3. Ciao Grazia, intanto grazie per quello che hai scritto,davvero utile e interessante. In effetti non conoscevo il Metodo Grimberg. Dopo averti letto, sono andata su Google per capire meglio di che si tratta. Trovo davvero molto saggio da parte tua intraprendere un percorso che ti porterà a stringere i rapporti con il tuo corpo. Ora vedo se su Padova organizzano qualcosa.
    Nella nostra cultura corpo e mente non si parlano. Nella nostra cultura non c'è spazio per il dolore, non c'è tempo per piangere. E in effetti, a pensarci bene, io non so come si affronta il dolore. So che l'ho ingoiato tante volte. E mi sembra anche di averlo digerito. Ma la tua riflessione mi tocca. Penso a mio figlio, a cosa devo trasmettergli sulla gestione del dolore.

    Per quanto riguarda Servan, ho amato tantissimo il libro di cui parli, tanto che ne parlo benissimo nel mio post sui libri che ho letto legati al cancro. http://esercitodelleamazzoni.blogspot.it/2012/03/qualche-libro-sul-tumore-seno.html

    Spero di rileggerti presto. Ti abbraccio anch'io. Elisa

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  4. Ciao, io penso che invece un grande dispiacere possa scatenare la malattia. Ho sempre fatto i controlli annuali specie da quando mio padre si ammalò...vi garantisco che nella mia vita ho sofferto parecchio per varie ragioni...ma quest'ultimo grande dolore improvviso e sopratutto inaspettato,mi ha fatto e mi ancora tanto male.A settembre del 2013 ho fatto il mio controllo annuale al seno...tutto bene! Appena 20 giorni fa invece mi è crollato il mondo addosso!!! Sarà un caso?? Credo di no!!!

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